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20/20 

Produzione (S)Blocco5 

con il contributo di Regione Emilia Romagna

e il patrocinio del Comune di Bologna, Comune di Modena

con la partnership di  Elsinor Centro di Produzione teatrale, Aics Bologna 

il lavoro è nato in residenza presso il Teatro Giovanni Testori ( Forli)

regia: Ivonne Capece

drammaturgia: Walter Valeri, Ivonne Capece

in scena: Giulio Santolini, Ivonne Capece

costumi e concept visivo: Micol Vighi

20/20 è la seconda tappa della trilogia IO NON CI SONO, progetto vincitore del Bando per la Memoria 2020 di Regione Emilia Romagna, su identità fascista, antifascista e post-fascista in Italia

Per conoscere il progetto IO NON CI SONO CLICCA QUI

20/20 è stato  FINALISTA AL FESTIVAL DI RESISTENZA ALCIDE CERVI 2021 

https://www.istitutocervi.it/2021/05/25/festival-di-resistenza-2021-spettacoli-selezionati

20/20 è un viaggio nella memoria, ma non di quelli che ripercorrono la Storia. E‘ una time-line emotiva, scomposta, ai cui estremi si collocano 2 Bienni d‘eccezione: 1919/1920 e 2019/2020. Sono anni in cui l‘Italia ha tremato, in cui le cose sono irrimediabilmente cambiate, alcune si sono perdute per sempre, altre si sono per sempre deformate.

 

20/20 racconta 100 anni di sogni e mutilazioni di sogni. E‘ un‘altalena che oscilla avanti e dietro, confondendo ambiti, eventi, emozioni. Da un capo all‘altro della time-line un ragazzo italiano entra nel Novecento dall‘Italia del Risorgimento e viene trascinato nella prima Guerra Mondiale, e poi in teatro - nel qui ed ora -, è chiuso in una casa nel marzo 2020 e poi in una prigione  nel '26: è un giovane Gramsci poi un imprenditore degli anni '20, un operaio delle lotte del Biennio Rosso, un ragazzo degli spot pubblicitari degli anni '90, poi un fascista, poi se stesso. Nel 2022.

 

20/20 è un racconto per immagini. Il Novecento non inizia nel 1900: inizia con la guerra mondiale e il primo dopoguerra; quello italiano nel 1918; il comunismo e il fascismo italiani nel '19, la parabola socialista con la rivoluzione perfettamente "mancata" del '20 che determinerà la rivoluzione perfettamente riuscita del fascismo nel '22. Tutta la storia dell'ultimo secolo è dipesa da quel biennio. Il Novecento non finisce nel 1999: finisce nel 2020, con l'epidemia mondiale che svergogna le inadeguatezze del sistema socioeconomico che per duecento anni abbiamo tutelato, che ci virtualizza, ridefinisce l'idea di rapporto tra noi e gli altri, e tra noi e la natura. Impossibile vedere oltre la saracinesca che si è abbattuta sui nostri giorni. Il futuro non può essere pianificato. Il passato forse non ci interessa più. Il 2020 non chiude solo un secolo in ritardo, ma un millennio di scelte politiche ed economiche puntuale.

 

​In scena un performer, la regista, il drammaturgo, il tecnico di scena.  L‘attore porta con sé un proiettore come un agnello da salvare o Giasone col Vello d'oro. Proietta immagini dello stesso teatro nel 2020. Lì ci sono i primi frammenti di passato: la virtualità, il primo lockdown, quando il presente era "non presente", perchè non poteva essere in presenza, il teatro era vuoto e il pubblico lontano. Nel 2022 la comunità teatrale tenta di ritrovarsi, cercando nel suo passato. Il futuro è oltre le pareti del teatro, è fuori.

Ma la speranza di Rinascimento è un‘incognita: rinascere da cosa? Per diventare cosa? Giasone trasporterà il suo agnello d'oro fino a noi, ma non lo sta salvando. Lo sta mettendo in pericolo.

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