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Casa di bambola - ivonne Capece

CASA DI BAMBOLA 

da Henrik Ibsen

regia Ivonne Capece

traduzione e adattamento drammaturgico Mattia Favaro

con Stefano Braschi, Pasquale Montemurro, Maria Laura Palmeri 

scene e Costumi Micol Vighi

sound designer Simone Arganini 

assistente alla regia Sofia Sironi

realizzazione costumi Giorgia Piatta dell’Abbondio

direzione Tecnica e disegno luci Rossano Siragusano 

responsabile di produzione Nadia Fiorio

foto di scena Luca Del Pia ​​

foto di locandina Marcella Foccardi ​​

Produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale

L’opera più scandalosa di Ibsen in una regia affilata come un rasoio che capovolge la prospettiva: non solo l’epopea dell’emancipazione femminile, ma un viaggio nell’inquietudine maschile post-abbandono. Nora se n’è andata. La porta si è chiusa da tempo. Ma Torvald è ancora lì, a rimettere insieme i cocci della propria virilità smarrita. Nell’immaginaria prima lunga notte da solo, Torvald ripercorre tra ricordi ed incubi i passi che lo hanno portato fino a lì. Cosa resta di un uomo quando il suo ruolo sociale, affettivo e identitario va in frantumi? In un Casa di bambola rovesciato da una regia tagliente e dallo stile aspro e spregiudicato del giovane Mattia Favaro, Ivonne Capece capovolge lo sguardo sull’opera più nota di Ibsen, trasformandola in un sequel contemporaneo, un viaggio dentro l’inquietudine maschile dopo l’emancipazione femminile: un’esposizione chirurgica delle fragilità dell’uomo, sospese tra patriarcato in decomposizione e desiderio (forse tardivo) di rinascita. Una sonorità performativa e immersiva resa possibile dai dispositivi audio e i microfoni di Simone Arganini, ci avvolge in una spirale, tra tango e minacciosi voli d'uccelli alla Hitchcock, e ci trascina in un mondo interiore saturo di rimpianto, frustrazione e domande irrisolte, nel quale il femminile libero appare come una Gorgone mostruosa.

 

NOTE DI REGIA
"Mi interessava interrogare quella soglia in cui la cura si trasforma in controllo, la protezione in dominio, l’amore in appropriazione. Casa di bambola nasce come dramma borghese ma oggi si può leggere come testo politico. La casa immaginata da Ibsen diventa una struttura mentale: un luogo simbolico in cui tutti costruiamo immagini di noi stessi da difendere. Il dramma inizia quando quelle immagini collassano. Torvald ama davvero Nora come soggetto libero oppure ama l’immagine di sé che gli restituisce? Costruisce la propria identità sulla necessità di essere irreprensibile e, proprio per questo, rimuove la violenza che lo abita: quella sottile del controllo, del possesso, della definizione dell’altro. Nora fa un gesto radicale in un’epoca in cui matrimonio e maternità rappresentavano il luogo di massima legittimazione sociale. La sua uscita è l’abbandono di una definizione rassicurante di sè per attraversare il vuoto e una ricerca incerta e vertiginosa. L’emancipazione non ha niente di romantico ma, anzi, è un atto che lascia dietro di sé macerie. Casa di bambola conserva ancora oggi una straordinaria potenza politica e contemporanea: le Nora di oggi sono le donne che scelgono di ridefinirsi fuori dai ruoli assegnati. Non necessariamente che se ne vanno, ma che smettono di interpretare una funzione. I Torvald di oggi sono uomini posti davanti a questa trasformazione e costretti a ripensarsi. Il femminile è cambiato molto più rapidamente del maschile. Per questo allestimento ho lavorato su un impianto visivo allucinato. La scena è immersa in cromatismi rossi e caldi, alla Shining: volevo che il calore domestico desse l’impressione di stare per esplodere. Al centro l’albero di Natale, simbolo di quell’immagine di famiglia a cui Torvald continua ad aggrapparsi mentre tutto crolla. Anche i costumi di Micol Vighi sono un Ottocento esploso, dominato dal rosso natalizio, con elementi storici esasperati che convivono con nudità e un’estetica erotica ispirata al tango argentino. Mi interessava che i corpi restassero in tensione tra eleganza e pulsione, decoro sociale e ciò che preme sotto la superficie."

Ivonne Capece​​

+ RECENSIONI 

 + 𝗠𝗮𝗴𝗮𝗱𝗮 𝗣𝗼𝗹𝗶 /// Corriere della Sera 
"Una interessante lettura registica che mette al centro lui mentre lei sembra danzagli intorno. Attenzione a non sottolineare di rosso ciò che e' già scritto in rosso. Brava, sensuale, coerente al disegno registico la Nora della temperamentosa e valente Maria Laura Palmeri accanto al tormentato Torvald dell'incisivo Massimo Di Michele, e a Stefano Braschi, Krogstad, colui che ha fatto deflagrare il matrimonio. Un'operazione intelligente di rovesciamento del punto di vista ibseniano."

+ TOUR 2026_ 2027 

- 23 FEBBRAIO 2027 /// ROSIGNANO (Li) - Teatro Solvay


- 26 e 27 FEBBRAIO 2027 /// TRIESTE - Hangar Teatri


- 28  FEBBRAIO 2027 ///  FORLI' - Teatro Testori


- 3 MARZO 2027 /// CONCORDIA SULLA SECCHIA ( Mo) - Teatro del Popolo


- 5  > 7 MARZO 2027 /// NAPOLI - Sala Assoli


- 9 > 14 MARZO 2027 /// MILANO - Teatro Fontana


- 20 MARZO 2027 /// CANTALUPA (TO) - Teatro Coassolo


- 21 MARZO 2027 - OLEGGIO (NO) - Teatro Civico


- 2 al 4  APRILE 2027 /// BOLOGNA - Teatri di Vita


- 9 APRILE 2027 /// BELLUNO - Teatro Comunale


- 10 > 11 APRILE 2027 /// MONZA - Teatro Binario 7

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