LA MONACA DI MONZA

LA MONACA DI MONZA

di Giovanni Testori

 

Produzione (S)Blocco5

 

Regia e interpreti: Yvonne Capece, Walter Cerrotta


Designer luci: Anna Merlo
Assistente alla regia (per la ripresa del 2018): Micol Vighi

TOURNEE

Teatro Testoni (Bologna) 2018, Teatro Fontana (Milano) 2018 e 2016, Teatro Parioli (Roma) 2015, Teatro Elicantropo (Napoli) 2014.

 

Recensioni

Interviste

Piazza Verdi - Radio Tre
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La violenza del potere, l'oppressione della libertà di scelta. Il monastero come prigione da subire e feudo su cui poter regnare. La negazione della carne, schiacciata dal peso del male, che grida con violenza blasfema e disperata di essere salvata. Il processo ad una femminilità amputata, la storia di una prigionia durata tutta la vita. Dal carcere familiare al carcere monastico, dal carcere monastico al carcere penale: i tormenti di una "cristiana malmessa", di una sposa di Cristo per la quale il convento equivalse alla morte. La straordinaria vicenda storica della monaca ribelle che divenne un mito letterario.

La scelta di un autore come Testori nasce dalla volontà di dare risalto ad un teatro fondato sulla parola: una parola italiana, pura, fortemente letteraria ma dotata di una forza carnale e sanguigna straordinaria. Abbiamo ristrutturato il testo affinché fosse praticabile da due soli attori (il copione originale ne prevede oltre dieci!). Il nostro allestimento si sviluppa come un dialogo astratto tra Suor Virginia (la Gertrude manzoniana) e i principali artefici del suo calvario. L’universo nel quale si muovono i personaggi è esclusivamente mentale: scenografia scarna, scura, fatta di poche e semplici linee restituisce il senso di un non-luogo, un limbo  nel quale volti e parole galleggiano senza tregua, in cerca di una rivendicazione che dia senso al dolore e agli errori della vita. La parole dei personaggi si riverberano nell’aria attraverso una struttura audio che ne amplifica i sensi e la simbologia. Parole, musiche (tutte datate 1570-1610, periodo di vita di suor Virginia), suoni e luci vanno e vengono come echi, fantasmi, assenze, quali simboli di una verità che appare solo a lampi, e continuamente corre via per scomparire, lasciando l’uomo nel silenzio del vuoto e del Niente.

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