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20/20 DUE ROSSO

Produzione (S)Blocco5 

con il contributo di Regione Emilia Romagna

e il patrocinio del Comune di Bologna, Comune di Modena

con la partnership di  Elsinor Centro di Produzione teatrale, Aics Bologna 

il lavoro è nato in residenza presso il Teatro Giovanni Testori ( Forli)

regia: Ivonne Capece

con la collaborazione di Walter Valeri

performer: Giulio Santolini, Ivonne Capece

costumi e concept visivo: Micol Vighi

foto e riprese: Leonardo Vincenzetti

20/20 è la seconda tappa della trilogia IO NON CI SONO, progetto vincitore del Bando per la Memoria 2020 di Regione Emilia Romagna. Lo spettacolo prosegue il discorso aperto con "Il Bue Nero" nel 2019 sul rapporto tra identità fascista, antifascista e post-fascista.

Per conoscere il progetto IO NON CI SONO CLICCA QUI

Per info su IL BUE NERO primo spettacolo della trilogia CLICCA QUI

APPUNTAMENTI

13 dicembre ore 21.00 in diretta streaming

20/20 EXStream n. 1 ORIGINI | Presentazione dello spettacolo

il progetto 20/20 EXStream proseguirà fino al debutto, con approfondimenti e dirette live che accompagneranno lo spettatore durante tutte le fasi di realizzazione dello spettacolo. 

28 febbraio ore 21.00 in diretta streaming

20/20 EXStream n. 2 PRIMI SEGNI | risultati della prima residenza

Seguici  su  20/20 EXStream 

Debutto dello spettacolo 20/20 date e modalità in fase di definizione

20/20. Due Rosso confronta due anni in cui l'Italia ha tremato: 1920 e 2020; racconta 100 anni di sconvolgimenti, sogni e mutilazioni di sogni; parla del Biennio Rosso, il cui centenario (passato sotto silenzio) cade nel periodo di massimo sconvolgimento a livello mondiale (e ce ne sono stati tanti dal '45 ad oggi) degli ultimi 70 anni di storia, il biennio della Pandemia; racconta il rapporto tra desiderio di costruire un passato e buco nero pandemico, epoca senza passato, intrappolata in un terroristico presente a cui è negata l'ipotesi di un futuro.

Il Novecento non inizia nel 1900: inizia con la guerra mondiale e il primo dopoguerra; il Novecento italiano inizia nel 1918; il comunismo e il fascismo italiani nel '19, la parabola socialista con la rivoluzione perfettamente "mancata" del i20 che determinerà la rivoluzione perfettamente riuscita del fascismo nel '22. Tutta la storia dell'ultimo secolo è dipesa da quel biennio.
Il Novecento non finisce nel 1999: finisce nel 2020, con l'epidemia mondiale che svergogna le inadeguatezze del sistema socioeconomico che per duecento anni abbiamo tutelato, che ci virtualizza, ridefinisce l'idea di rapporto tra noi e gli altri, e tra noi e la natura. Impossibile vedere oltre la saracinesca che si è abbattuta sui nostri giorni. Il futuro non può essere pianificato. Il passato non ci interessa più. Il 2020 non chiude solo un secolo in ritardo, ma un millennio puntuale.

In scena un attore solo in un teatro vuoto, circondato dagli occhi delle telecamere. In regia nessuno. In platea nessuno. Porta con sé un proiettore, come un agnello da salvare o Giasone col Vello d'oro: lì c'è la virtualità, quella del passato che non c'è, e del presente che è letteralmente "non presente", che non può essere in presenza. Il futuro è oltre le pareti del teatro, è fuori. Ma fuori non si può andare e nessuno può entrare: il teatro è chiuso. Giasone trasporterà il suo agnello d'oro nel Novecento,  ma non lo sta salvando. Lo sta mettendo in pericolo.

20/20 è la seconda tappa della trilogia IO NON CI SONO, progetto vincitore del Bando per la Memoria 2020 di Regione Emilia Romagna. Lo spettacolo prosegue il discorso aperto con "Il Bue Nero" nel 2019 sul rapporto tra identità fascista, antifascista e post-fascista.

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